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Saggezza
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La mwfgsaggezza è una particolare connotazione o capacità propria di chi è in grado di valutare in modo corretto, prudente ed equilibrato le varie scelte e opportunità della vita, optando di volta in volta, innanzi alle varie perplessità, per quella che si riconosce essere quella più proficua secondo la mwfwconoscenza, alla luce della mwgaragione e dell'mwgqesperienza, e comunque in aderenza alla mwggmorale e all'mwgwetica vigenti possibilmente in ogni tempo e in ogni luogo.cite-ref-1[1]
Contents
• Ebraismo
• Buddismo
• Induismo
• Note
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Etimologia
Gli mwiwantichi greci indicavano la mwjaSaggezza e la mwjqTemperanza con i termini mwjgPhronesis e mwjwSophrosyne. Il lemma σωφροσύνη (mwkamwkqSophrosyne)cite-ref-2[2] ha la sua radice nel verbo greco antico σώζω (mwlgsozo)cite-ref-3[3] che indica il verbo mwmwsalvare, e nel sostantivo femminile φρήν (mwnafren)cite-ref-4[4] che indica per estensione l'mwoqmwoganima intesa come sede della mwowmentecite-ref-5[5]; ne deriva quindi che il termine mwqamwqqsophrosyne è da ritenersi che indichi la mwqgsaggezza intesa come mwqwricerca della salvezza della mente, dello spirito, dell'intelletto e della ragione.cite-ref-6[6]
Il significato del lemma, nel corso della storia, ha subito dalla sua originecite-ref-harvard-7-0[7] diverse e molteplici attribuzioni dalle diverse culture e dalle diverse tradizioni delle mwtqsocietà che si sono via via succedute nel corso del tempo.cite-ref-8[8] In taluni tempi è stata persino associata, dal sentire comune delle genti, all'idea di mwugarretratezzacite-ref-9[9] e di mwvwimmobilitàcite-ref-10[10] e persino ad una perdita di capacità di vivere ed assaporare la mwxavita.cite-ref-11[11]cite-ref-12[12]
Significato
A oggi il significato del lemma indica più propriamente il possesso di una sapienza che deriva dall’esperienza diretta e che è possibile ripercuotere sulle attività più propriamente pratica in ragione di una acquisita capacità di seguire primariamente la ragione utile per condurre con assennatezza, avvedutezza, e buonsenso, secondo criteri razionali e di discernimento, capaci di esprimere equilibrio, giudizio, e ponderazione, che possano guidare l'esistenza e l’agire, in un'ottica di valutazione e consapevolezza, in cui il pensare è strumento primario su ogni cosa e la riflessione avviene secondo percezioni e comportamenti volti alla prudenza, alla moderazione, per determinare quanto sia più proficuo.cite-ref-13[13]
La saggezza per l'etica
«Aspirare alla saggezza, anche questo è filosofia.»
(Diogene di Sinope, in Diogene Larzio, Vite dei filosofi, VI, 64)
Riconoscere ciò che è saggio vuol dire quindi riconoscere le conseguenze di ciò che è stolto o addirittura folle: "follia" è il termine filosofico opposto a "saggezza".
«Meglio essere un folle per propria iniziativa, che un saggio secondo il parere di un altro!»
(Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Parte Quarta e ultima, La sanguisuga)
Come ogni decisione, una decisione saggia va presa anche quando le informazioni a disposizione sono incomplete. Pertanto, per poter agire saggiamente, bisogna essere capaci di intravedere al meglio gli scenari futuri prospettati dalle conseguenze di una certa azione, di desiderare il meglio per i più (anche a scapito del proprio personale interesse) e di agire in maniera consequenziale.
Una definizione mwggfilosofica dice che la mwgwsaggezza è: "In generale, la disciplina razionale delle faccende umane: cioè il comportamento razionale in ogni campo o la virtù che determina ciò che è bene o male per l'uomo".cite-ref-14[14]
«Lo sciocco corre dietro i piaceri della vita, e si vede ingannato; il saggio evita i mali.»
(Arthur Schopenhauer Parerga e paralipomena; Capitolo "Aforismi sulla saggezza della vita")
La saggezza per la società
«Solo il saggio è libero, perché è padrone di sé stesso»
(Orazio, Satire, Libro II, 7)
Le azioni e le intuizioni che sono considerate dai più come sagge tendono a:
• innalzarsi al di sopra di un singolo punto di vista, aspirando a un modo di essere che sia compatibile con più di un sistema etico;
• aver cura della vita, del bene pubblico e degli altri valori impersonali, senza anteporre loro il proprio ristretto interesse personale;
• avere una solida conoscenza dell'esperienza del passato (senza per questo essere incapaci di svincolarsene), ed essere al contempo in grado di anticipare le probabili conseguenze future di certe azioni;
• non prestare ascolto solo alla voce dell'intelligenza, ma anche a quella dell'intuizione, del sentimento, dello spirito, ecc.
«Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio.»
(William Shakespeare, Come vi piace, Atto V, scena 1)
La saggezza per la tradizione
Tradizionalmente, la saggezza è collegata alla virtù. È tautologico affermare che chi è saggio sia anche virtuoso. Le virtù più spesso associate alla saggezza, in antichità erano quelle della condotta dell'essere perfetto; attualmente sono spesso associate, per aderenza alla filosofia cristiana, all'umiltà, alla compassione, alla temperanza, e alla carità, intesa come capacità di amare senza distinzioni o pregiudizi; e inoltre alla tolleranza e alla mancanza di presunzione e prevaricazione.cite-ref-15[15]
Tradizionalmente la saggezza è vista quale sinonimo di ponderazione e oculatezza.
In nessun caso però la mwoasaggezza può essere valutata in termini di consenso popolare. Altresì la mwoqsaggezza popolare si esprime spesso in forma di mwogmwowproverbi e di locuzioni tradizionali e spesso molto antiche. L'opinione popolare attribuisce numerose volte la dote della mwpasaggezza alle persone più anziane e più colte, in mwpqvirtù della loro sapienza, prudenza e maggiore esperienza di vita.cite-ref-16[16]
La saggezza per il senso comune
Alcuni sostengono che il più universale (e il più utile) significato del lemma saggezza sia quello di essere in grado di vivere stando bene insieme con gli altri.
«Di tutte le cose che la saggezza procura per ottenere un'esistenza felice, la più grande è l'amicizia.»
(Epicuro, Massime capitali, 27)
In questa prospettiva, il saggio è colui che è in grado di mostrare agli altri la pochezza delle cose del mondo e l'intrinseca interconnessione di ogni cosa a ogni altra.
«La saggezza non è altro che la scienza della felicità.»
(Denis Diderot, Œuvres de Denis Diderot: Dictionnaire encyclopédique, tomo V, articolo "Leibnitzianisme")
Spesso la saggezza è ritenuta associabile non solo all'esperienza, ma anche all'educazione e alla formazione, ovvero alla sapienza. La sapienza (dal latino sapientia, derivato di sapiens -entis «sapiente, saggio») traduce il termine greco σοφία (sofia) con il significato filosofico di possesso teorico di approfondita scienza e capacità morale di saggezza (φρόνησις, phronesis)
La distinzione tra mwwqsaggezza e mwwgsapienza viene definita chiaramente con mwwwAristotele per il quale:
• la mwxgsaggezza è «mwxwuna disposizione vera, accompagnata da ragionamento, che dirige l'agire e concerne le cose che per l'uomo sono buone e cattive»cite-ref-17[17];
• la scienza come «mwzqscienza delle realtà che sono più degne di pregio, coronata dall'intelligenza dei supremi principi»cite-ref-18[18].
La saggezza per la scienza
La saggezza è definibile quindi come la combinazione di esperienza, conoscenza e sano giudizio secondo il senso comune. È per attribuzione del gruppo sociale, che si acquisisce l'epiteto di "saggio". Questa virtù consiste nella capacità di seguire la ragione nelle proprie condotte di vita sociale e di agire secondo criteri di prudenza e giusto equilibrio. Non si deve confondere la saggezza con la conoscenza che ne è tuttavia una delle tre basi. La saggezza non nasce dallo studio, ma nasce da una mente che vede attraverso la conoscenza e l'esperienza, non necessariamente vissuta ma comunque fatta propria; e non nasce dalla concentrazione, bensì dalla consapevolezza.
«La saggezza non è il risultato di un'educazione, ma del tentativo di una vita intera di acquisirla.»
(Albert Einstein. The Human Side: New Glimpses from His Archives, (1979), p. 44)
La saggezza per la morale
La mw2gsaggezza riguarda pertanto il comportamento mw2wmorale, l'economia e la politica, la mw3asapienza è «la più perfetta delle scienze» poiché ha per oggetto realtà metafisiche e quindi immutabili come gli astri e il primo motore e rappresenta quindi la «filosofia prima» che indaga le prime cause e i principicite-ref-19[19], mentre la mw4qsaggezza, riguardando l'uomo, imperfetto e mutevole, non è una mw4gscienza suprema. Colloquialmente, si considera la saggezza come una progressiva qualità che sopraggiunge semplicemente con l'avanzare dell'età.
«La tragedia della vita è che diventiamo vecchi troppo presto e saggi troppo tardi.»
La saggezza per i filosofi
Eraclito (535-475 a.C.)
Per Eraclito il logos è rivolto a tutti ma non è per tutti, poiché non tutti sanno e non tutti vogliono sapere e neppure ascoltarlo.cite-ref-20[20] Per i tanti è difficile, se non impossibile, rivolgere lo sguardo al principio universale, poiché essi si fermano alle sole proprie opinioni, disdegnando il dialogo e la riflessione, e questo li allontana dalla verità.cite-ref-21[21] La filosofia si determina quindi come l'unica base di contatto comunicativo e dialogo per la ricerca, e il filosofocite-ref-22[22] è colui che segue la via della verità, cosa che solo in pochi sono in grado di fare, secondo la visione certamente elitaria di Eraclito: "ma pur essendo questo logos comune, la maggior parte degli uomini vivono come se avessero una loro propria e particolare saggezza", senza capire qual è la verità. Chi tuttavia intraprende questa via, sarà il migliore.cite-ref-23[23]
Socrate (470-399 a.C.)
mwaqoSocratecite-ref-24[24], definito dalla mwaq8Pizia «il più saggio» tra gli uomini, scopre che la saggezza consiste nel «sapere di non sapere».cite-ref-25[25]cite-ref-26[26] Alla concezione della saggezza dei suoi contemporanei, insieme con le altre mwargvirtù, egli applica il metodo della mwarkmaieutica per mettere in luce le contraddizioni nel loro pensiero.cite-ref-27[27] Non accontentandosi di un mero elenco di casi da costoro additati quali esempi di mwar4saggezza, Socrate cercava di definire che cos'è la mwar8saggezza in sé stessa.cite-ref-28[28]
Democrito (460-370 a.C.)
Per Democrito, se si vuole raggiungere un nuovo orizzonte etico occorre rifuggire dal concetto di polis, in quanto l'individuo deve rifuggire l'impegno politico pieno a vantaggio della sua identità che gli consenta di vivere così in una più piena tranquillità d'animo; unico modo per porsi in etica con la sua azione che ha per obiettivo quello della ricerca di una condotta che ha per fine ultimo il raggiungimento della saggezza, ovvero una forma stabile di equilibrio, di moderazione, e di controllo dei propri atti. In ciò consiste la felicità che non deriva dal potere o dalla ricchezza, ma dal posizionamento dell'anima da cui dipende, in fondo, la sorte.cite-ref-29[29]
Platone (428-347 a.C.)
Per mwas4Platone vale l'idea che la saggezza sia essenzialmente mwas8temperanza (mwatasophrosyne).cite-ref-30[30] Il mwatumwatyCarmide che è uno dei dialoghi giovanili di Platone più ricchi e più interessanti, con pagine di straordinaria profondità e attualità dimostra che il corpo umano stesso è solo una "parte", in quanto l'intero dell'mwatcuomo è insieme mwatgcorpo e mwatkanima. Per liberarsi dai mali, bisogna innanzitutto curare la propria anima in modo che domini il corpo, ossia occorre raggiungere un adeguato auto-dominio, la temperanza, perché solo così si può acquistare la vera salute.cite-ref-31[31]
Diogene (412-323 a.C.)
Per Diogene la saggezza consisteva in un atteggiamento naturale e pubblico, volto a dimostrare con l'esempio che la saggezza e la felicità appartengono all'uomo indipendentemente dalla società in cui vive. Egli aveva scelto di comportarsi, dunque, come "critico" pubblico: la sua missione era quella di dimostrare ai Greci che la civiltà è di per sé auto-regressiva. Diogene si fece beffe non solo della famiglia e dell'ordine politico e sociale, ma anche delle idee sulla proprietà e sulla buona reputazione. La tradizione vuole che una volta uscì con la lanterna di giorno, e, alla domanda su che cosa stesse facendo, rispose: "Cerco l'uomo!". Diogene cercava qualcuno che avesse le qualità e le virtù dell'uomo naturale, ossia dell'uomo che vive secondo la sua più autentica natura, al di là di tutte le esteriorità, le convenzioni o le regole imposte dalla società, al di sopra dei retaggi della gente, e al di là della sorte e della fortuna, poiché solo chi vive secondo genuina natura, può divenire felice.cite-ref-32[32]
Aristotele (384-322 a.C.)
Per mwau8Aristotele la mwavasaggezza va distinta dalla mwavesapienza, pur appartenendo entrambe al novero delle mwavivirtù dianoetiche, cioè relative alla mwavmragione vera e propria, non attribuibili dunque allmwavq'mwavumwavyethos, ossia al carattere o alla consuetudine. Egli stabilisce che la saggezza, da lui intesa più che altro come mwavcprudenzacite-ref-33[33], è semmai la via per raggiungere la sapienza, la quale conduce alla mwavwfelicità. La saggezza è una virtù calcolativacite-ref-34[34], che non presiede alla sapienza fine a sé stessa, propria invece dell'mwaweintelletto, bensì alla capacità «tecnica» o mwawiarte di sapersi destreggiare, e dunque è propria di colui che opera virtuosamente, anche non essendo filosofo.
«Non è possibile essere virtuosi senza la saggezza, né essere saggi senza la virtù etica.»
(Aristotele, Etica Nicomachea, VI, 13)
Seneca (4 a.C.-65 d.C.)
Per mwawcSeneca, il saggio (mwawgsapiens), è caratterizzato da due elementi: la costanza e l'imperturbabilitàcite-ref-35[35], rispondenti all'ideale mwaw0stoico.cite-ref-36[36] Per il mwaxifilosofo romano mwaxmbisogna perseverare e rinvigorire il nostro spirito con una assidua applicazione, finché la tendenza al bene diventi saggezza. Per il suo ideale mwaxqIl saggio in ogni cosa guarda al proposito, non all'esito; cominciare dipende da noi, del risultato, invece, decide la sorte e io non le riconosco il diritto di giudicarmi. mwaxuSeneca ricerca la condizione della beatitudine, quella così profonda che non si può nemmeno esprimere a parole, che si può solo sperimentare: mwaxyun attimo che racchiude l’eterno e l’infinito. È la felicità il tema del mwaxcDe vita beata, un mirabile mwaxgvademecum del pensiero di mwaxkSeneca. In questo dialogo, dedicato al fratello Anneo Novato, il mwaxofilosofo latino mostra che solo mediante la saggezza si può raggiungerla. Distaccandosi dalle passioni terrene, il saggio diventa imperturbabile, al punto da non temere neanche la morte. Certo, è una strada difficile e piena di ostacoli, ma non impraticabile. Perché non nel piacere, che è meschino, servile, debole e caduco, ma è nella mwaxsvirtù che risiede la sola, vera mwaxwfelicità.cite-ref-37[37]
«Al saggio non può capitare nulla di male: non si mescolano i contrari. Come tutti i fiumi, tutte le piogge e le sorgenti curative non alterano il sapore del mare, né l’attenuano, così l’impeto delle avversità non fiacca l’animo dell’uomo forte: resta sul posto e qualsiasi cosa avvenga la piega a sé; è infatti più potente di tutto ciò che lo circonda.»
(Seneca, La provvidenza, 2,1)
Marco Aurelio (121-180)
mwayuMarco Aurelio è stato mwayyimperatore romano e un mwaycfilosofo mwaygstoico, da molti considerato il suo ultimo grande esponente.cite-ref-referencea-38-0[38] Scrisse, tra il mway0170 d.C. e il mway4180 d.C., una serie di mway8pensieri, poco più che appunti, che furono rivolti mwazaa sé stesso, probabilmente come esercizio di riflessione e di auto-miglioramentocite-ref-referencea-38-1[38], e non è certo che avesse intenzione di renderli pubblici.cite-ref-39[39]
Gli scritti sono considerati tutt'oggi uno dei maggiori capolavori letterari e filosofici di tutti i tempi.cite-ref-referencea-38-2[38]
Il mwaz8mwaaaPensiero di Marco Aurelio lo resero, per l'opinione romana, un mwaaeimperatore mwaaisaggio, che con mwaamlogica mwaaqstoica si calava pienamente e stabilmente nel suo mondo interiore. Alcuni suoi pensieri sono certamente ancora più che mai attuali e incisivi.cite-ref-40[40]
«Sulla brevità della vita e sul perché il tempo è il nostro bene più prezioso.
Pensa quanto tempo hai sprecato rinviando continuamente la realizzazione di ciò che ti eri proposto di fare e quante volte non hai approfittato delle nuove possibilità che ti concedevano gli Dei. È ora che tu comprenda, finalmente, cosa sia questo Universo a cui appartieni, quale sia l'Entità che lo governa e di cui costituisci una emanazione; che hai un limite di tempo prestabilito che se ne andrà in fumo se non lo avrai utilizzato per conquistarti la serenità, che pure tu andrai perduto e senza alcuna possibilità di ritorno.»
(Marco Aurelio, Pensieri, II, 4)
«Sii come il promontorio contro cui si infrangono incessantemente i flutti: resta immobile e intorno ad esso si placa il ribollire delle acque. «Me sventurato, mi è capitato questo». Niente affatto! Semmai: «Me fortunato, perché anche se mi è capitato questo resisto senza provar dolore, senza farmi spezzare dal presente e senza temere il futuro». Infatti una cosa simile sarebbe potuta accadere a tutti, ma non tutti avrebbero saputo resistere senza cedere al dolore. Allora perché vedere in quello una sfortuna anziché in questo una fortuna?»
(Marco Aurelio, Pensieri, IV, 49)
Tommaso d'Aquino (1225-1274)
Per mwaa8Tommaso d'Aquino che rappresenta uno dei principali pilastri teologici e filosofici della mwabaChiesa cattolica, ed è ritenuto anche il punto di raccordo fra la mwabecristianità e la mwabifilosofia classica, la sapienza è definita come somma delle mwabmvirtù conoscitive che attraverso la mwabqgrazia viene donata da Dio agli uomini che possono così conoscere quelle mwabuverità alle quali prima potevano accostarsi soltanto per mwabyfede.cite-ref-41[41] mwabsTommaso d'Aquino si rifà pertanto alla definizione di mwabwAristotele posta in seno alla corrente filosofica della mwab0Scolastica. Per essa la mwab4conoscenza è, quindi, un processo progressivo di adeguamento dell'mwab8anima o dell'mwacaintelletto e della mwacecosa, secondo una formula che dà ragione dell'aristotelismo di mwaciTommaso d'Aquino e del suo concetto posto quale base per il raggiungimento ultimo della mwacmsaggezza.
«Quando la fede non coincide con la ragione bisogna astenersi dal dare ragione alla fede.»
Cartesio (1596-1650)
Per mwacgCartesio la saggezza è una delle espressioni della mwackcoscienza capace di trovare il giusto sentiero del bene mediante la mwacoragione. Nella sua ultima opera: mwacsLe passioni dell'anima, si affronta il tema delle mwacwpassioni, che egli distingue dalle mwac0azioni che dipendono invece solo dalla mwac4volontà. Le passioni sono atti involontari, istintivi, ancestrali, originati dai mwac8sensi e dalle mwadaemozioni; sono utili poiché stimolano l'mwadeanima a ricercare ciò che è mwadiutile per il corpocite-ref-42[42], ma che al contempo allontanano l'mwadcessere dalla mwadgriflessione, dal mwadkcogito e allontanano dalla mwadoragione, poiché fanno apparire la mwadsrealtà diversa da come invero essa è. L'mwadwuomo deve quindi sempre farsi guidare dalla sua mwad0ratio, strumento unico e ultimo mediante il quale raggiunge la sua mwad4saggezza purché agisca esclusivamente in seno al triangolo mwad8scienza, mwaeacoscienza e mwaeeconoscenza.cite-ref-43[43] Il razionalismo cartesiano si esplica nel tentativo di inquadrare ogni logica in seno a interpretazioni matematiche pur nella consapevolezza che la stessa mwaeymente, ovvero il pensiero umano è limitato a quanto i sensi possano avvertire.cite-ref-44[44] Conseguentemente il senso, ovvero la percezione stessa dell'esistenza, è data dal solo fatto che si possa pensarecite-ref-45[45]. Ne consegue, alla luce delle sue mwae8meditazioni metafisiche, che mwafaIl dubbio è l'origine della sapienzacite-ref-referencec-46-0[46]
«Cogito ergo sum»
(Cartesio, Discorso sul metodo; 1637)
Voltaire (1694-1778)
Per Voltaire la saggezza è raggiungibile con un razionalismo illuminato che deve agire e prescindere da ogni genere di utopie e attenersi a quelle linee filosofiche che coltivino il concetto di una scienza concepita su base sperimentale, intesa come determinazione delle leggi dei fenomeni, e il concetto di una filosofia, intesa come analisi e critica dell'esperienza umana nei vari campi. Per mwagmVoltaire il male del mondo era nello stesso tempo ineluttabile ed emendabile: come nella migliore tradizione razionalistica, il male si definiva in termini di mancanza di mwagqbon senscite-ref-47[47] e di conoscenza. La saggezza che mwagkVoltaire perseguiva era quella degli Oraziani, i quali contemplavano il mondo e la storia entrambi mossi dal contributo anche del male. Il suo pensiero era opposto a quello di mwagoRousseau del mwagsbuon selvaggio che gli appariva come una favola non dissimile da quelle predicate dai preti di ogni religione, quindi irreale e oscurantista.cite-ref-48[48]
Kant (1724-1804)
Per Immanuel Kant, illuminista e anticipatore degli elementi fondanti della filosofia idealistica e della modernità la saggezza detiene pur sempre quell'aspetto dogmatico metafisico tradizionale ma deriva dai caratteri di una ricerca critica sulle condizioni del conoscere. Infatti l'obiettivo principale del suo pensiero e della sua ricerca è quello di identificare le condizioni entro le quali una conoscenza acquisita possa essere ritenuta valida sia nel campo delle nuove scienze della natura sia in quelle tradizionali della metafisica, dell'etica, della religione e dell'estetica. Con Kant la filosofia perde l'aspetto dogmatico metafisico tradizionale e assume i caratteri di una ricerca critica sulle condizioni del conoscere. Non si è più nell'ambito contemplativo dell'esistente, ma nella sfera della ragion pura e quindi fautore del pensiero moderno attuale, e da qui la concezione che la saggezza non è più frutto di un dono, ma della sola volontà critica del pensiero umano.
«Ogni interesse della mia ragione (tanto quello speculativo quanto quello pratico) si concentra nelle tre domande seguenti: Che cosa posso sapere? Che cosa posso fare? Che cosa ho diritto di sperare?»
(Immanuel Kant Critica della ragion pura, Dottrina trascendentale del metodo, A805, B833.)
Russell (1872-1970)
Per mwahgBertrand Russell la mwahkriflessione mwahoepistemologica si basa pur sempre sulla realtà sensoriale che alla luce della sua mwahsteoria delle descrizioni rileva che l'uomo potrà conoscere solo i dati sensoriali propri: percezioni mwahwrazionaliste ma pur sempre momentanee e comunque soggettive per colori, odori e suoni, ecc., e che ogni altra cosa, compresi gli stessi oggetti fisici a cui vengono riferite le nostre percezioni sensoriali, non potranno quindi essere mai conosciute direttamente nel loro vero.cite-ref-49[49] Spesso si ritiene il pensiero di Russell profetico della vita creativa e razionale contemporanea e al tempo stesso prossimo e continuatore delle correnti filosofiche del razionalismo, dell'antiteismo e del neopositivismo.cite-ref-50[50] Le speculazioni possibili sull'atteggiamento della conoscenza e della derivata saggezza del pensiero russelliano sono da intendersi connesse alla ricerca della logica e della conoscenza in seno alla filosofia del linguaggio e nelle metriche stesse degli enunciati.
La filosofia analitica di Russell espande quindi la mera sensorialità umana e la stessa formulazione del pensiero apparente sicuro eliminando quello che è da ritenersi invero caduco poiché in derivazione da una filosofia incoerente e priva di significato; la soluzione logica del dubbio è pertanto strumento unico per raggiungere la chiarezza e la precisione del ragionamento, anche espositivo e richiede lo sforzo intellettivo personale avulso dal pigro sensoriale-deduttivo.
«Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono sempre sicurissimi, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.»
Popper (1902-1994)
Per mwajcPopper non esistono fonti della mwajgconoscenza che siano migliori o peggiori di altre.cite-ref-51[51] L'mwaj0intuito, l'mwaj4immaginazione, le mwaj8idee preconcette, soprattutto quelle più ardite, sono anzi spesso all'origine di una mwakateoria scientifica, perché nella mwakescienza non basta "osservare": bisogna sapere anche che cosa osservare.cite-ref-52[52] Il concetto di mwakysaggezza in mwakcPopper cite-ref-53[53] è quindi rappresentato da una connessione tra mwakwconoscenza e mwak0azione cite-ref-54[54] cite-ref-55[55] cite-ref-56[56] che deve comunque essere ripulita dal mwalorumore che confonde l'osservatore intriso di mwalsetica, mwalwmorale, e pregiudizi imperanti nel gruppo sociale che lo circonda, in quel tempo ed in quel luogo. cite-ref-57[57] cite-ref-58[58]
mwamyPopper per descrivere il proprio approccio filosofico alla mwamcscienza ha coniato l'espressione mwamgrazionalismo critico che implica il rifiuto dell'mwamkempirismo logico, dell'mwamoinduttivismo e del mwamsverificazionismo. Egli afferma che le mwamwteorie scientifiche sono proposizioni universali, espresse al modo indicativo della certezza, la cui verosimiglianza può essere controllata solo indirettamente a partire dalle loro conseguenze.
In mwam4Popper l'osservazione non è mai neutra, ma è sempre intrisa di mwam8teoria, al punto che risulta impossibile distinguere i "fatti" dalle "opinioni".cite-ref-59[59] Secondo Popper, seguace infatti della mwanqmwanurivoluzione copernicana di mwanyKant e della differenza che questi poneva tra mwancfenomeno e mwangnoumeno, anche in ogni approccio presunto "empirico" la mente umana tende mwankinconsciamente a sovrapporre i propri schemi mentali, con le proprie categorizzazioni, alla realtà osservata.cite-ref-60[60] Poiché non possediamo mai fatti, ma sempre solo mwan4opinioni, ne consegue il carattere meramente congetturale, e quindi fallibile, della scienzacite-ref-61[61]:
«La base empirica delle scienze oggettive non ha in sé nulla di "
assoluto
". La scienza non poggia su un solido strato di roccia [...]. È come un edificio costruito su palafitte.»
(Popper, Logica della scoperta scientifica, V, 30)
Ciò non vuol dire affatto che occorra rinunciare alla ricerca della mwaoyverità oggettiva, perché, proprio grazie agli mwaocerrori, abbiamo la possibilità di approssimarci idealmente a essa, attraverso un costante processo evolutivo di eliminazione del falso. La mwaogverità è da ammettere cioè come ideale regolativo che rende possibile l'azione dello mwaokscienziato e le dà un senso.cite-ref-62[62]
«Lo
status
della verità intesa in senso oggettivo, come corrispondenza ai fatti, con il suo ruolo di principio regolativo, può paragonarsi a quello di una cima montuosa, normalmente avvolta fra le nuvole. Uno scalatore può, non solo avere difficoltà a raggiungerla, ma anche non accorgersene quando vi giunge, poiché può non riuscire a distinguere, nelle nuvole, fra la vetta principale e un picco secondario. Questo tuttavia non mette in discussione l'esistenza oggettiva della vetta; e se lo scalatore dice "dubito di aver raggiunto la vera vetta", egli riconosce, implicitamente, l'esistenza oggettiva di questa.»
(Popper, Congetture e confutazioni, Il Mulino, Bologna 1972, p. 338)
La saggezza per le religioni
Ebraismo
Il libro mwapkebraico dei mwapoProverbi, contenuto nel mwapsVecchio testamento, afferma che "mwapwL'inizio della saggezza è il timore di Dio". In ogni caso, l'intera Bibbia riconosce che la saggezza, ancorché dono di Dio, non può essere ottenuta senza una adeguata preparazione dell'uomo a riceverla.
«Il timore del SIGNORE è il principio della scienza; gli stolti disprezzano la saggezza e l'istruzione.»
(Proverbi 1:7)
Cattolicesimo
La tradizione occidentale della chiesa tiene conto della "doppia elica" quella della cultura abramitica e di quella aristotelica. È presente anche la saggezza tra le quattro virtù aristoteliche: coraggio, temperanza, saggezza e giustizia che sono collegate alle tre virtù cristiane di fede, speranza e carità. Questi i tre cardini del fondatore della Chiesa cattolica: Agostino d'Ippona. S. Agostino inviterà l'uomo a entrare nella sua interiorità per scoprire la verità.
«La pazienza è la compagna della saggezza e non la schiava della concupiscenza»
(Sant'Agostino, De patientia V, 4)
Islamismo
Nel Corano, attraverso delle massime, si lodano coloro che raccomandano il bene e contrastano ciò che è proibito; nella cultura islamica sono diffuse le parole di insegnamento e di saggezza (Hikmah) che elogiano il comportamento onesto e moderato, e biasimano l'irriconoscenza e l'impazienza di chi dimentica la sottomissione a Dio. Si ritrovano in esso una grande varietà di approcci al tema morale.
«
Colui che non sa e non sa di non sapere è uno sciocco...evitalo. Colui che non sa e sa di non sapere è un fanciullo...istruiscilo. Colui che sa e non sa di sapere è addormentato...sveglialo. Colui che sa e sa di sapere è un saggio...seguilo.
»
Buddismo
Il Buddhismo s'interessa di quegli aspetti dell'esistenza che sono osservabili invece dell'attaccamento a un credo. Tutto va verificato empiricamente. La verità è vissuta differentemente dalle persone. Ciò che veramente conta è la validità dell'esperienza, e se tale esperienza conduce a un modo di vivere più saggio e compassionevole.
«
Non fatevi guidare dalla tradizione, dalla consuetudine o dal sentito dire; dai testi sacri, dalla logica o dalla verosimiglianza, né dalla dialettica o dall'inclinazione per una teoria. Non fatevi convincere dall'apparente intelligenza di qualcuno o dal rispetto per un maestro... Quando capite da voi stessi che cosa è falso, stolto e cattivo, vedendo che porta danno e sofferenza, abbandonatelo ... E quando capite da voi stessi che cosa è giusto ... coltivatelo
.»
Induismo
Il pensiero e la saggezza indiana mostrano una profondità e una sottigliezza particolarmente efficace, infatti l'aspetto fondamentale è il suo carattere pratico e non ideale. Fin dal suo inizio, circa quattromila anni prima dell'avvento di Cristo, il pensiero dei saggi indiani era volto a risolvere i problemi fondamentali della vita. La loro saggezza infatti nasce proprio dal tentativo di rendere migliore la vita quotidiana.
«
La vera conoscenza spirituale si acquisisce vivendo, non facendo teorie. Essa è qualcosa che una volta acquisita dovremmo custodire. Non per egoismo ma perché è il solo vero tesoro che abbiamo. L'unica eccezione è condividerla per il bene di qualcun altro ma per nessun altro motivo.
»
Note
cite-note-11. ↑ Seila Orienta, P. Windsheimer, mwar8Il libro d'oro della saggezza, cap. 1, trad. di Cristina Ventrella, 2017.
cite-note-22. ↑ σωφροσύνη [-ης, ἡ] - sostantivo femminile: 1) mente pura e sana, assennatezza, senno, prudenza, intelletto; 2) temperanza, moderazione modestia, costumatezza. mwasm
cite-note-33. ↑ σώζω - verbo: 1) salvare; 2) risparmiare; 3) aiutare; 4) preservare; 5) redimere; 6) soccorrere. Nome femminile: salva. mwasc
cite-note-44. ↑ φρήν [φρενός, ἡ] - sostantivo femminile: 1) in origine, il diaframma; 2) (per estensione) anima, animo; 3) cuore; 4) spirito, mente, intelletto, ragione; 5) senno, prudenza; 6) volontà, volere; 7) pensiero, intendimento, deliberazione, sentenza, sentimento. mwass
cite-note-55. ↑ Cfr.: Giulio Guidorizzi, Ai confini dell'anima. I greci e la follia; Editore: Cortina Raffaello 2010 ISBN 9788860303134. mwata
cite-note-66. ↑ mwatqmwatumwatySi veda: φρήν in Dizionario Greco Antico, su mwatcgrecoantico.com.
cite-note-harvard-77. ↑ mwatsSarah Scott, mwatwmwat0Core Vocab: phrēn, phrenes, su mwat4Kosmos Society: An Online Community for Classical Studies, mwat8Harvard University Center for Hellenic Studies. mwauaURL consultato il 29 aprile 2018.
cite-note-88. ↑ Per un'analisi contemporanea si veda: Howard Rheingold, mwauqPerché la rete ci rende intelligenti, Editore: Cortina Raffaello 2013, ISBN 978-8860305848.
cite-note-99. ↑ Si veda: mwaukLa vecchiaia, età dell’arretratezza o fonte di saggezza? mwauo mwausArchiviatomwauw il 19 ottobre 2018 in mwau0Internet Archivemwau4..
cite-note-1111. ↑ Si consideri il pensiero stesso di mwavcAristotele: "Il saggio persegue l’assenza del dolore e non il piacere.".
cite-note-1212. ↑ Per un approfondimento si consulti: Gian Mario Anselmi, mwavsLa saggezza della letteratura: una nuova cronologia per la letteratura italiana; Editore: Pearson Italia 1998, ISBN 8842495042.
cite-note-1313. ↑ Si veda il lemma nella Treccani: L’essere saggio; capacità di seguire la ragione nel comportamento e nei giudizî, moderazione nei desiderî, equilibrio e prudenza nel distinguere il bene e il male, nel valutare le situazioni e nel decidere, nel parlare e nell’agire, come dote che deriva dall’esperienza, dalla meditazione sulle cose, e che riguarda soprattutto il comportamento morale e in genere l’attività pratica: una persona di grande s.; parlare, agire con s., con molta s.; dare prova di s.; parole piene di s.; la s. delle persone anziane, dei contadini; la s. condensata nei proverbî; con partic. riferimento al modo di operare: la s. di un consiglio, di una decisione, di un provvedimento legislativo. Nel linguaggio medico, denti della s., lo stesso che denti del giudizio (v. dente).
cite-note-1414. ↑ In generale, la disciplina razionale delle faccende umane: cioè il comportamento razionale in ogni campo o la virtù che determina ciò che è bene o male per l'uomo. In Abbagnano, Dizionario di filosofia, seconda edizione, Torino, UTET, 1971, voce mwawmSaggezza
cite-note-1515. ↑ Cit.: Chi vuole dispensare consigli saggi a chi crede di essere già saggio, compie una fatica vana. - Democrito, mwawcFrammenti (CIX dell'edizione Luria)
cite-note-1616. ↑ Cfr.: La vera saggezza per un filosofo consiste nel tacere sempre più man mano che invecchia. - Carl William Brown (Pseudonimo)|mwaws
cite-note-1818. ↑ mwaxuAristotele, mwaxyop. cit. VI, 6, 1140 b 17-20
cite-note-1919. ↑ mwaxoAristotele, mwaxsMetafisica, I, 981 b, 13-20, 28
cite-note-2020. ↑ Cit.: Ad ogni uomo è concesso conoscere se stesso ed essere saggio. - Eraclito
cite-note-2121. ↑ Cit.: Il retto pensiero è la massima virtù e la saggezza è dire e far cose vere ascoltando e seguendo l'intima natura delle cose. - Eraclito
cite-note-2222. ↑ mwayyCit.: La vera saggezza per un filosofo consiste nel tacere sempre più man mano che invecchia. - Carl William Brown
cite-note-2323. ↑ Cfr.: Eraclito, mwazaFrammenti.
cite-note-2424. ↑ Socrate (449-390 a.C.): Filosofo greco, maestro e mentore di Platone. Insegnava con un metodo fatto di domande e di risposte che mirava a provocare una risposta plausibile a una verità universalmente ammessa. Fu giustiziato in Atene sotto l'accusa di corruzione della gioventù e di introduzione di Dei stranieri.
cite-note-2525. ↑ Cfr.: "[…] da buon saggio, non penserai di sapere quello che non sai." Platone, mwazcTeeteto, 210c.
cite-note-2626. ↑ Platone, mwazsApologia di Socrate, 20 e-23 c.
cite-note-2727. ↑ mwa0aNel Socrate tramandatoci da Platone e ancora nella ricostruzione consegnataci da Aristotele, i concetti di saggezza e di σοφία sembrano confondersi nella dottrina intellettualistica per cui la conoscenza (φρόνησις/σοφία) sarebbe la condizione necessaria e sufficiente per orientare l’azione secondo virtù.
cite-note-2828. ↑ «Egli discorreva sempre di cose umane esaminando mwa0sche cosa è santità, che cosa empietà, che cosa ingiustizia, che cosa saggezza, che cosa pazzia, che cosa coraggio, che cosa viltà, che cosa Stato, che cosa politica, che cosa governo, che cosa uomo di governo, e simili cose» (mwa0wSenofonte, mwa00Memorabili, I, 1, 11-16).
cite-note-2929. ↑ Citazione: "[...] è l'anima la dimora della nostra sorte." - Democrito;
cite-note-3030. ↑ Platone, mwa1qCarmide. Sulla temperanza, a cura di mwa1uGiovanni Reale, § III, pag. 93, Bompiani, 2015.
cite-note-3131. ↑ Cfr.: Platone, Carmide. Sulla temperanza. Editore: Bompiani 2015 (Testo greco a fronte) ISBN 978-8845279232
cite-note-3232. ↑ Cfr.: Wikipedia: mwa10Diogene di Sinope, capitolo: Pensiero;
cite-note-3333. ↑ Cit.: Il saggio non si espone al pericolo senza motivo, poiché sono poche le cose di cui gl'importi abbastanza; ma è disposto, nelle grandi prove, a dare perfino la vita, sapendo che a certe condizioni non vale la pena di vivere. - Aristotele
cite-note-3434. ↑ Cit.: Pensate da uomini saggi, ma parlate come la gente comune. - Aristotele
cite-note-3535. ↑ Cit.: Chi muore sereno come è nato ha conquistato la saggezza. - Seneca
cite-note-3636. ↑ Lucio Anneo Seneca, mwa2oL'arte di essere felici e vivere a lungo, a cura di Mario Scaffidi Abbate, Newton Compton Editori, 2012.
cite-note-3737. ↑ mwa28Per Seneca il saggio è colui il quale, distaccatosi dalle passioni e raggiunta la virtù, diviene imperturbabile e non teme neanche la morte. La strada per questa superiore autosufficienza interiore è difficile e piena di ostacoli: solo la pratica costante e illuminata della virtù la può indicare. Nel pensiero immortale di Seneca, la vera saggezza sta nella pura contemplazione e la vera felicità nel non aver bisogno di felicità.
cite-note-referencea-3838. ↑ Cfr.: mwa34Luciano Perelli, mwa38Storia della letteratura latina, Torino, Paravia, 1969, ISBN 88-395-0255-6; pp.320-324.
cite-note-3939. ↑ Si consideri che per la stessa filosofia stoica, l'espressione e la comunicazione verso il mwa4qvulgus era da ritenersi ignobile ed in ogni caso deprecabile. Nell'ideale stoico infatti è il dominio delle passioni o apatìa che permette allo spirito il raggiungimento della mwa4usaggezza. Una possibile celebrazione in vita data dalle pubblicazioni sarebbe quindi risultata in netto contrasto con la propria filosofia.
cite-note-4040. ↑ Si veda: Pierre Grimal, Marco Aurelio. L'imperatore che scoprì la saggezza; Editore: Garzanti Libri 2018, ISBN 978-8811602712.
cite-note-4141. ↑ Tommaso d'Aquino, mwa40Summa theologiae, Ia IIae, q. 68, a. 4-5
cite-note-4343. ↑ Cfr.: mwa5uFilosofia Teoretica mwa5yArchiviatomwa5c il 1º ottobre 2018 in mwa5gInternet Archivemwa5k.
cite-note-4444. ↑ Renato Cartesio, mwa54mwa58Discorso sul metodo (mwa6a1637), Mondadori, Milano 1993, pp. 34, 90 e nota 6. L'altra formulazione più nota del principio cartesiano è in mwa6ePrincipia philosophiae (1644), I, IV e X mwa6ipassim (ove si dice: «... . questa conoscenza, mwa6mio penso, dunque sono, è la prima e la più certa che si presenta a chi s'appresti a filosofare secondo un certo ordine»).
cite-note-4545. ↑ Cartesio nacque il 31 marzo 1596 a La Haye, in Francia. Venne ampiamente educato, frequentando un collegio di Gesuiti sin dall'età di 8 anni, fino ad ottenere una laurea in legge a soli 22. Iniziò ben presto a riflettere sull'applicazione concreta della matematica e della logica per capire il mondo naturale. L'approccio ideato da Cartesio incorporava la contemplazione della natura, dell'esistenza e della conoscenza stessa, e viene ricordato con la sua osservazione più famosa: "penso, dunque sono": mwa6cCogito ergo sum.
cite-note-referencec-4646. ↑ Cartesio, mwa6sMeditazioni metafisiche
cite-note-4848. ↑ Cfr: Riccardo Campi, Le conchiglie di Voltaire; Editore Alinea, 2001, ISBN 9788881253142 mwa7q
cite-note-4949. ↑ Principio di indeterminazione di Russell.
cite-note-5050. ↑ mwa7smwa7wmwa70Cenni sul neopositivismo, su mwa74lovatti.eu.
cite-note-5151. ↑ Per Popper ogni affermazione andrebbe valutata esclusivamente in base al suo contenuto, indipendentemente dalla sua genesi soggettiva: «Così le domande dell'empirista: mwa8iCome lo sai? Qual è la fonte della tua asserzione? sono formulate erroneamente. Non perché siano espresse in maniera inesatta o trascurata: sono concepite in modo del tutto sbagliato, sono domande che esigono una risposta di tipo mwa8mautoritario» (Karl Popper, mwa8qCongetture e confutazioni, op. cit., p. 49).
cite-note-5252. ↑ Si consideri che l'empirismo in Popper trova si giustificazione ma non esaltazione. L'uomo cerca la verità attraverso tentativi apparentemente scelti casualmente, ed il cui provare comunque è determinato in tempo e luogo dall'opinione dello stesso sperimentatore/osservatore. Si veda: F. Coniglione, La scienza impossibile. Dal popperismo alla critica del razionalismo, Il Mulino, 1978.
cite-note-5353. ↑ Cfr.: Martino M. Battaglia, mwa8sStoria e cultura in Karl Raimund Popper; Editore: Pellegrini 2005 ISBN 8881012383, pp.131;
cite-note-5454. ↑ Per Popper spetta alla mwa9asaggezza il merito di scegliere, fra gli innumerevoli problemi che si offrono, quelli la cui soluzione è importante per il genere umano. Popper ritiene che le discussioni metodologiche di tipo pratico sono utili e necessarie e che, come per la scienza vera e propria, è solo tentando e ritentando che impariamo a sviluppare e migliorare il metodo e abbiamo bisogno della critica altrui per scoprire i nostri errori.
cite-note-5555. ↑ Cfr.: H. Marcuse - K. Popper, Rivoluzione o riforme?, Editore: Armando - Roma 1977; pp.60-62;
cite-note-5656. ↑ Cfr.: K.R.Popper, Miseria dello Storicismo, Editore: Feltrinelli - Milano 1993; pp.62;
cite-note-5757. ↑ Si faccia riferimento al Relativismo Popperiano, inteso come rifiuto di ogni verità ritenuta assoluta:«tutta la conoscenza rimane fallibile, congetturale. Non esiste nessuna giustificazione, compresa, beninteso, nessuna giustificazione definitiva di una confutazione. Tuttavia, noi impariamo attraverso confutazioni, cioè attraverso l'eliminazione di errori [...]. La scienza è fallibile perché la scienza è umana.». Su mwa9oRelativismo.
cite-note-5858. ↑ Per un'analisi si veda: mwa94L'influenza di Einstein sul pensiero di Popper su mwa98
cite-note-5959. ↑ Nel senso che quelli che si reputano ingenuamente dei "fatti", sono sempre in realtà "interpretazioni", poiché come dice Popper «è solo il mwa-mlinguaggio che inventa questi fatti» (Luciano Albanese, mwa-qPopper e l'evoluzionismo, pp. 164-5, Armando, Roma 2002).
cite-note-6060. ↑ Si veda: M. Pera, Popper e la scienza su palafitte, Laterza, 1980.
cite-note-6161. ↑ Si veda: F. Coniglione, La scienza impossibile. Dal popperismo alla critica del razionalismo, Il Mulino, 1978.
cite-note-6262. ↑ Si veda: M. Buzzoni, Conoscenza e realtà in K. Popper, Franco Angeli, 1982.
Bibliografia
• Democrito, mwa-eDemocrito, Raccolta dei frammenti; Curatore: Salomon Luria, Editore: Bompiani, 2007, ISBN 9788845258046;
• Platone, mwa-qApologia di Socrate; Editore: Bompiani 2000, Curatore: G. Reale (Testo greco a fronte) ISBN 9788845290244;
• Platone, Carmide. mwa-cSulla temperanza; Editore: Bompiani 2015, (Testo greco a fronte) ISBN 978-8845279232;
• Aristotele, mwa-oEtica nicomachea; Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli 1986, ISBN 978-8817129657;
• Lucio Anneo Seneca, mwa-0De constantia sapientis. La fermezza del saggio; Editore: Iniziative Editoriali 2018, ISBN 9788899306854;
• Lucio Anneo Seneca, mwbaaL'arte di essere felici e vivere a lungo, Editore: Newton Compton 2012, ISBN 9788822700650;
• Pierre Grimal, mwbamMarco Aurelio. L'imperatore che scoprì la saggezza; Editore: Garzanti Libri 2018, ISBN 978-8811602712;
• Renato Cartesio, mwbayLe passioni dell'anima; Editore: Bompiani 2003 Curatore: S. Obinu, (Testo francese a fronte) ISBN 9788845292194;
• Lucien Jerphagnon, mwbakSant'Agostino e la saggezza; Editore: Lindau 2008 ISBN 9788871807607;
• Battista Mondin, mwbawIl Sistema Filosofico di Tommaso d'Aquino; Editore: Massimo 2012, ISBN 8870304620;
• Riccardo Campi, mwba8Le conchiglie di Voltaire; Editore: Alinea 2001, ISBN 9788881253142;
• Mariannina Failla, mwbbiVerità e saggezza in Kant. Un contributo all'analisi della logica e dell'antropologia; Editore: Franco Angeli 2000;
• Emanuele Riverso, mwbbqIl pensiero di Bertrand Russell. Esposizione storico-critica; Editore: Libreria Scientifica Editrice. Napoli, II°Ed., 1972;
• M. Buzzoni, mwbbyConoscenza e realtà in K. Popper, Franco Angeli, 1982
• Arthur Schopenhauer, mwbbgLa saggezza della vita; Editore: Newton Compton 2012 ISBN 9788854142848
• Annemarie Schimmel, mwbbsLa Saggezza dell'Islam; Editore: Feltrinelli 2008 ISBN 9788807720635;
• Ambra Guerrucci, mwbb4La via della saggezza indiana. Induismo, jainismo, buddhismo e chakra, Editore: Risveglio 2015 Curatore: F. Bellini ISBN 978-8899009168;
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Collegamenti esterni
• mwbccSaggio sul pensiero e la filosofia di Marco Aurelio, su centrostudilaruna.it.
• mwbckFranco Scalenghe (a cura di), Ricordi. URL consultato il 3 ottobre 2018 (archiviato dall'url originale il 13 dicembre 2013).
• mwbcsBiografia di San Tommaso d'Aquino, su treccani.it.
• mwbc0Frasi celebri sulla saggezza, su letteralmente.net.
• mwbc8Sito ufficiale dell'Unione Induista Italiana, su hinduism.it.
• mwbdeMaurizio Morelli, 'La saggezza del Buddha' (PDF), su gianfrancobertagni.it.
• mwbdmArthur Schopenhauer, Aforismi sulla saggezza nella vita (PDF), su classicistranieri.com.
• mwbdu(EN) Andrew David Irvine, Bertrand Russell, su Stanford Encyclopedia of Philosophy.
• mwbdcDiego Fusaro, La figura di Karl Popper, su filosofico.net.
• mwbdkLuca De Biase, La saggezza ai tempi del digitale, su ilsole24ore.com.